Epoca celtica

Epoca Celtica

Qualche anno dopo, nel dicembre del 1984, a Castellavazzo venne rinvenuta una statuetta di bronzo denominata “il bronzetto” di circa 8/10 centimetri, insieme ad altri reperti e monete.

Essa raffigura un uomo barbuto sul cui capo vi è un elmo che potrebbe essere di fattura celtica, come ipotizzato dal professor Moosleitner del museo di Salisburgo, profondo conoscitore dei Celti. 

È incerto se attribuire alle popolazioni venete o celtiche la denominazione Laebactium della tribù indigena che abitava il territorio di Castellavazzo. Invece, è documentata la presenza di gruppi celtici che si sono sovrapposti al substrato veneto nel Cadore e nella parte orientale della Valbelluna.


Preistoria

PREISTORIA

Il primo ritrovamento di presenza umana nella zona è stato individuato nel 1979 durante i lavori di costruzione della strada di Cajada ed era una sepoltura circolare, forse di un cacciatore.

La quota era sui 700 metri, al limite del ghiacciaio del Piave e la sepoltura poteva forse risalire a circa 10.000 anni fa. Rimangono le notizie avute oralmente dagli operai al termine della giornata di lavoro e la foto di un osso, che lasciano spazio per altre ricerche e approfondimenti.

Le prime testimonianze storiche documentate risalgono al VI secolo a.C., grazie al ritrovamento di quattro urne tombali cubiche presso la frazione di Podenzoi, a 800 metri di altitudine sulla sponda destra del Piave.

Si tratta del più antico insediamento di cui si ha testimonianza, fino ad ora, sul territorio longaronese. Il ritrovamento, risalente agli anni ‘70 del secolo scorso, ha permesso di riportare alla luce dei reperti, oggi esposti nel Museo Civico di Belluno, come la fibula con pendenti, una tazza bronzea e un frammento di ambra, preziosa merce di scambio proveniente dai paesi del Nord Europa.


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